Concordia Sagittaria Romana


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Una città romana ben strutturata e difesa

L’origine della colonia Iulia Concordia non è nota di preciso: è probabile che si collochi tra la battaglia di Filippi (combattuta nel 42 a.C. fra i triumviri Ottaviano, Antonio e Lepido, da una parte, e i “repubblicani” Brutto e Cassio, dall’altra) e i patti di Brindisi tra Ottaviano e Antonio del 40 a.C. Il nome della colonia potrebbe così alludere alla pacificazione ottenuta dopo le sanguinose guerre civili successive all’uccisione di Cesare (44 a.C.).

Ipotesi ricostruttiva della colonia Iulia Concordia

Ipotesi ricostruttiva della colonia Iulia ConcordiaLa trasformazione dell’insediamento preesistente fu straordinaria: mura larghe fino a due metri furono innalzate lungo tutto il perimetro dell’antico dosso, munite di monumentali porte urbiche ai quattro punti cardinali che consentivano il transito di ampie viae lastricate con basoli in trachite (una roccia vulcanica le cui cave si trovano nei Colli Euganei, a sudovest di Padova), mentre all’interno della cinta una maglia regolare di cardini (nord-sud) e decumani (est-ovest) delimitava gli isolati. Caratteristica peculiare di questa topografia urbana era un canale artificiale con sponde attrezzate per le imbarcazioni, che nella parte meridionale dell’abitato sostituiva una delle strade con orientamento est-ovest e che, collegando i corsi d’acqua che lambivano la città, assicurava un ottimo deflusso del sistema idraulico della colonia e creava contemporaneamente una via d’acqua per il trasferimento di merci e persone.

Alla popolazione locale si aggiunsero i coloni, con il tempo circa tremila (considerando i lotti di terreno della centuriazione). Le pur numerose iscrizioni concordiesi non danno indicazioni circa l’esatta provenienza dei nuovi abitanti: è probabile che tra loro ci fosse una componente militare, composta da veterani congedati dal servizio militare con l’assegnazione di terreni, e una civile, generata dalla forte mobilità sociale e residenziale durante gli sconvolgimenti politici delle guerre civili. Le élite locali, desiderose di affermare il loro nuovo status, abitavano grandi dimore e partecipavano finanziariamente alla realizzazione dei monumenti pubblici che, come in ogni città romana, venivano innalzati anche a Iulia Concordia.

Ipotesi ricostruttiva dell’antico teatro romano (da disegno Ditta Agorà di Adria)Ipotesi ricostruttiva dell’antico teatro romano (da disegno Ditta Agorà di Adria)

Ipotesi ricostruttiva del ponte sulla via AnniaIpotesi ricostruttiva del ponte sulla via Annia

La via Annia, Decumano massimoLa via Annia, Decumano massimo

Le iscrizioni indicano, ad esempio, interventi di privati per il teatro, costruito in epoca augustea (I sec. a.C.- I sec. d.C.) e capace di circa cinquemila spettatori, e l’elargizione del liberto Manlius Acilius Eudamus, intorno alla metà del I sec. d.C., per il rifacimento del ponte in pietra a tre arcate su un antico alveo del fiume Reghena, che allora lambiva le mura occidentali della città, laddove passava la via Annia (questa all’interno delle mura costituiva il decumanus maximus).

Nel corso della prima metà del II secolo Concordia si dotò anche di un ben attrezzato impianto termale pubblico. Le necropoli principali si distribuivano lungo le arterie che uscivano dalla città ai quattro punti cardinali: le più ricche erano quelle lungo la via Annia, sull’asse occidentale in direzione del municipio* di Altinum e, ancor più, su quello orientale verso Aquileia.

 

 

All’epoca di Augusto Iulia Concordia è collocata nella Regio X

territorio_colonia_bigIl territorio di pertinenza della colonia, compreso tra i fiumi Livenza e Tagliamento, fu organizzato nel settore settentrionale attraverso i regolari spazi della centuriazione, che in seguito fu estesa anche a sud, fino alle lagune. Una fitta rete di insediamenti rustici, taluni anche di notevole ricchezza, assicurava la produzione di grano e di vino.

Infine, Iulia Concordia disponeva di uno scalo sul mare, il portus Reatinum, localizzato nel sito dell’attuale Caorle, a cui si collegava tramite il flumen Reatinum (oggi Lemene), mantenuto navigabile con appositi interventi di manutenzione.