Concordia Sagittaria nel nel tardo antico e Medioevo
Tra III e IV sec. d.C., un periodo di crisi per molti centri della Venetia a causa dell’incombente minaccia di incursioni barbariche dal settore nordorientale delle Alpi, Concordia vide invece, proprio per questo, aumentare la sua importanza.
La città sul Lemene divenne, infatti, una strategica retrovia nel sistema difensivo della Penisola messo a punto da Roma e vi furono stanziate truppe in grado di muoversi velocemente alla difesa della più esposta Aquileia.
Già sede tra I e II sec. d.C. di un armamentarium, cioè di un arsenale militare, Concordia è ora un centro strategico anche perché ospita una delle fabbriche di armi che appunto nel corso del III-IV secolo furono dislocate in diversi punti dell’Italia settentrionale (ciò avrebbe dovuto evitare che, in caso di ribellioni di reparti dell’esercito, potesse cadere in mano avversaria un completo ciclo produttivo di armamenti): lungo la Postumia, a Verona, si fabbricavano scudi; a Brescia gli archi; a Concordia venivano prodotte sagittae, le frecce, probabilmente grazie al rifornimento di ferro dalle zone del Norico.
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Da allora Concordia divenne una sorta di città militare, sede di almeno una ventina di reparti. Le testimonianze più significative di questo periodo non si rinvengono nell’area del centro urbano, quanto nelle zone immediatamente periferiche, in particolare nel grande sepolcreto orientale.
Le epigrafi fanno menzione dei molti militari che si stabilirono in città, dei lavoratori della fabbrica sagittaria e di quanti giunsero al seguito delle truppe, tra cui alcuni mercanti provenenti dall’Oriente, i cui sarcofagi riportano iscrizioni in lingua greca.
I rapporti tra i diversi edifici cristiani, sorti a partire dal IV secolo, presentano ancora qualche incertezza interpretativa, anche a causa dei continui rifacimenti cui furono sottoposti in antico. La trichora, un edificio a tre absidi circolari internamente e poligonali all’esterno, è forse il primo monumento cristiano concordiese, destinato alla conservazione di reliquie di martiri e santi, poi trasformato in una piccola basilica a tre navate con ampio cortile antistante.
Ancora a settentrione fu edificata una grande chiesa a tre navate, probabilmente da identificare con la basilica Apostolorum, realizzata, secondo la testimonianza di Cromazio, a quel tempo vescovo di Aquileia, verso la fine del IV secolo, per dare solenne accoglienza alle venerabili reliquie degli apostoli Andrea e Tommaso, di Giovanni Battista e degli evangelisti Luca e Giovanni, giunte dall’Oriente.
All’inizio del secolo successivo l’interno della basilica Apostolorum fu impreziosito con il rialzamento della zona presbiteriale e la realizzazione di un bel tappeto musivo, suddiviso in campate decorate da motivi geometrici tipici del repertorio dell’area nordadriatica. Quest’ultimo fu finanziato da singoli devoti, come ricordano le curiose iscrizioni inserite nel mosaico col nome dei committenti e la misura della porzione di manufatto realizzato grazie a ogni singola donazione.
L’ingresso alla chiesa era preceduto da un ampio quadriportico largo quanto la facciata, con un cortile rettangolare munito di pozzo dove si affacciavano gli edifici di residenza e rappresentanza del clero. Nella stessa epoca, sempre a nord della trichora, venne realizzata, ristrutturando un precedente recinto funerario, la ricca cappella della nobildonna Faustiniana, definita «clarissima femina» nell’epigrafe sepolcrale, contenente il suo sarcofago in marmo greco e con elegante pavimento in marmo policromo.
Le rovinose alluvioni che verso la fine del VI secolo investirono il sito di Concordia e soprattutto le più basse zone limitrofe, laddove erano sorti i principali monumenti cristiani, compromisero seriamente la vita della città, insieme ai probabili saccheggi delle popolazioni barbariche, sebbene di queste non esistano notizie dirette o evidenti tracce archeologiche.
Tali alluvioni – particolarmente disastrosa fu quella del 589 ricordata da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum– si intensificarono a partire proprio dalla fine del secolo: i diversi livelli di sabbie alluvionali rinvenuti durante gli scavi indicano infatti più momenti di ingressione delle acque, che portarono alla completa copertura dei resti della basilica degli Apostoli, nel frattempo distrutta da un incendio. In epoca altomedievale sullo stesso luogo fu ricostruito un nuovo edificio di culto, di cui restano solo poche tracce dell’abside.
L’ultima delle incursioni barbariche nel nordest della Penisola, quella degli Ungari nel X secolo, spinse parte degli abitanti a trasferirsi verso la costa, sulle fasce lagunari, meno accessibili e più al sicuro dagli attacchi, secondo un fenomeno comune in quest’epoca agli altri centri dell’entroterra altoadriatico. Così il declino di Concordia coincise con lo sviluppo del centro costiero di Caorle, come avvenne per Aquileia e Altino, che rispettivamente dettero vita agli insediamenti di Grado e Torcello, circondati e difesi dal mare.
Una ripresa del centro concordiese si verificò tra X e XI secolo, quando fu eretta la cattedrale, quella che si vede ancora oggi, con a lato un elegante battistero dotato di eccezionali affreschi: un Cristo pantocratore sulla cupola e personaggi dell’Antico e Nuovo Testamento alle pareti. Le malsane condizioni ambientali contribuirono però, già nel corso del XII secolo, al trasferimento della cattedra vescovile nel vicino nuovo centro di Portogruaro, che divenne così l’erede della diocesi di Concordia.
A ricordarne gli antichi fasti rimasero a Concordia la bella cattedrale, attorniata dalle poche case del Capitolo dei canonici, e le anonime pietre lavorate, che, nel corso dei secoli, ogni tanto venivano recuperate nei campi: fino a quella mattina del febbraio 1873, quando nel campo del conte Perulli la pala di un operaio risuonò sul coperchio di un sarcofago.
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