Concordia si trova in un territorio che presenta paesaggi diversificati, tutti, per differenti caratteristiche, ideali all’insediamento: una pianura dove l’acqua è abbondante grazie ai numerosi fiumi, tra cui il Lemene (il flumen Reatinum citato da Plinio) che lambisce la città, tra i settentrionali massicci del pedemonte veneto-friulano e le lagune dell’alto Adriatico.
Le tracce più antiche di frequentazione risalgono all’
età del Bronzo recente (XIII-XII sec. a.C.). Le indagini geomorfologiche indicano per quest’epoca un ambiente (paleoambiente) diverso dall’attuale, caratterizzato da zone in rilievo circondate da corsi d’acqua e con una presenza molto più invadente delle lagune meridionali.
Durante la
prima età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.) la progressiva regressione delle aree lagunari avrebbe determinato una più regolare distribuzione dei fiumi, che a ovest e a est lambivano una vasta zona sopraelevata. Qui si sviluppò un insediamento di circa 40 ettari, dotato di un importante scalo fluviale aperto all’Adriatico.
Nel momento di massima espansione questo centro preurbano appare organizzato con strade e lotti costruiti: le abitazioni, in tutto simili a quelle diffuse nelle terre popolate dagli antichi Veneti, erano a pianta rettangolare, con focolare, probabilmente coperte da un tetto a doppio spiovente in canne palustri, del tipo che ancora possiamo vedere nei
tradizionali “casoni” della campagna e della laguna veneta.
Alle zone abitate si affiancavano le aree artigianali, soprattutto per la
produzione di ceramica, ma anche adibite alla lavorazione di ossa e corna e dei metalli. Purtroppo gli scavi condotti finora non hanno rimesso in luce le aree di culto e quelle funerarie, le cui analisi permetterebbero di completare il quadro delle conoscenze relative al periodo di maggiore estensione di questo primo insediamento. Nella piena età del Ferro (VII-V sec. a.C.) il sito protostorico di Concordia ci appare ridimensionato, forse a causa del contemporaneo rafforzamento dei vicini centri venetici di Altino e Oderzo.
Per i secoli successivi disponiamo di testimonianze archeologiche molto limitate, soprattutto a causa dei livellamenti e degli asporti di terreno effettuati in antico per la costruzione della città romana. A partire dal III sec. a.C. l’originario centro protostorico conobbe quel fenomeno lento, progressivo e inesorabile che fu la romanizzazione: il trattato di alleanza tra Veneti e Romani del 225 a.C. e la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. furono eventi decisivi nel quadro della strategia di espansione di Roma nella parte orientale della Cisalpina, che aveva appunto trovato nelle popolazioni paleovenete dei validi alleati piuttosto che nemici da sottomettere.
Il passo successivo fu la creazione, intorno alla metà del II sec. a.C., di un’efficace rete stradale che attraversava tutto il territorio. Il sito della futura Iulia Concordia venne così a trovarsi in un punto strategico di questo sistema di comunicazioni, cioè proprio dove si intersecavano le due strade principali per Aquileia:
la via Annia, realizzata nel 131 a.C. (o forse già nel 153), che provenendo da Adria passava per Patavium (Padova) e bordeggiava le lagune, e la Postumia, del 148 a.C., che collegava Tirreno e Adriatico da Genova fino ad Aquileia attraversando l’intera pianura padana. Non meno trascurabile era il collegamento viario con le zone settentrionali del Norico, ricche di ferro, con implicazioni economiche notevoli sulla futura calonia.
È probabile che in questa prima epoca della romanizzazione l’antico centro venetico abbia conosciuto una graduale evoluzione amministrativa fino a divenire, come suggerisce un’iscrizione latina conservata nel
Museo Nazionale Concordiese di Portogruaro, un vicus, cioè un abitato minore dotato di una sua, seppure limitata, autonomia.